Intervista a Paolo Zardi. XXI Secolo

July 22, 2016

Il racconto è, nella narrativa contemporanea, una forma di espressione molto diffusa; mi riferisco, in particolare, alle antologie e alle raccolte d’autore che la casa editrice minimum fax ha curato negli ultimi 10 -12 anni, nonché all’accoglienza che la critica ha fatto di questo genere letterario: Ferroni lo considera la forma più «adatta a toccare la frammentarietà e la pluralità dell’esperienza, a scavarne il senso con tensione linguistica e espressiva» .Nella tua produzione annoveri una lunga serie di racconti, molti dei quali antecedenti alla scrittura dei romanzi: ti ritrovi nella dichiarazione di Ferroni? Credi che la forma breve del narrare sia stata per te una sorta di palestra che ti ha permesso di approdare al romanzo o li consideri due generi di scrittura diversa e indipendente l’una dall’altra? Quale senti più congeniale alla tua poetica?

 

 

Sono convinto che esista una tensione tipicamente umana verso la narrazione in generale, che si attua, poi, in mille modi diversi, e non necessariamente attraverso le parole. Limitandosi alla scrittura, la scelta è ampia: si va dalla poesia, che nell’ultimo secolo si è aperta a infiniti modi espressivi, al romanzo, passando per il racconto breve e la novella. Nel mio caso, posso dire di avere esplorato tutte queste forme, trovando in ciascuna delle specificità uniche.

Non sono convinto che il racconto sia più adatto a toccare la frammentarietà e la pluralità dell’esperienza, come dice Ferroni – paradossalmente, credo che il romanzo abbia molti più mezzi a disposizione per questo tipo di rappresentazione. A mio parere, la differenza tra racconto e romanzo è molto più banale: con il primo si racconta un’esperienza rivelatoria, un’epifania, un momento di grazia o un crollo improvviso, u

 

no schianto, un’illuminazione, con il secondo una trasformazione, in senso evolutivo o involutivo. Ci sono perciò storie che richiedono la forma del racconto e altre che invece hanno bisogno della complessità del romanzo per essere raccontate.

Dal punto di vista dell’inclinazione personale, credo di essere più autore da racconti – anche quando scrivo romanzi, mi accorgo di non saper sfruttare fino in fondo tutta la potenza che la sua struttura e la sua ampiezza consentirebbero – ma la mia passione per la scrittura non conosce limiti di genere.

 

- tratto da: Morena Marsilio, "Intervista a Paolo Zardi. XXI Secolo", www.laletteraturaenoi.it

 

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scrittura-e-noi/532-intervista-a-paolo-zardi-xxi-secolo.html

 

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